Secondo un’indagine condotta da Libreriamo nel 2025, il 68% degli italiani (7 su 10) si troverebbe in difficoltà davanti a un test di grammatica italiana. Tra gli errori ortografici più frequenti in italiano figurano quelli relativi ad apostrofi, accenti e all’uso della d eufonica. Proprio da questo errore frequente nasce il logo e il nome del mio blog.
Ne Scritti sui banchi. L’italiano a scuola tra alunni e insegnanti, Luca Serianni ci ricorda che l’ortografia «pur non rappresentando una delle abilità linguistiche fondamentali, espone chi non la domina a una forte sanzione sociale».
Questo accade perché nell’immaginario collettivo chi fa errori di ortografia, non sa scrivere. In realtà, conoscere l’ortografia non significa avere padronanza della grammatica italiana tutta, ma solo di una parte di essa. Nonostante ciò, è doveroso ammettere che gli errori di ortografia comunicano a chi ci legge distrazione o scarsa conoscenza della lingua italiana.
Può capitare a chiunque di commettere errori di battitura. Prima di pubblicare questo articolo, l’ho riletto diverse volte. Semmai dovessi trovare qualche refuso, ti invito a segnarlarmelo.
Ma un conto è beccare un refuso, diverso è ritrovarsi davanti a un testo disseminato di errori ortografici e grammaticali.
Poco importa se scrivere è il tuo mestiere o lo fai per diletto: il modo in cui scrivi parla di te.
In questo articolo vedremo le differenze tra ortografia e grammatica, analizzeremo gli errori ortografici più frequenti della lingua italiana e scopriremo alcuni strumenti utili per migliorare la qualità della scrittura.
Alla fine troverai anche un piccolo gioco per mettere alla prova le tue conoscenze.
Prima di analizzare gli errori più frequenti, è utile chiarire una distinzione che spesso genera confusione: quella tra ortografia e grammatica. Molte persone tendono infatti a utilizzare i due termini come sinonimi, ma in realtà indicano aspetti diversi della lingua.
L’ortografia è l’insieme delle convenzioni che regolano la forma scritta della lingua. Rientrano nell’ortografia le regole che disciplinano:
In altre parole, l’ortografia riguarda il modo in cui le parole vengono scritte. Scrivere qual'è invece di qual è, un pò invece di un po’ oppure sopratutto invece di soprattutto significa commettere errori ortografici.
La grammatica rappresenta invece l’insieme delle regole che disciplinano il funzionamento della lingua. Comprende la morfologia, la sintassi e le relazioni che esistono tra le parole all’interno della frase. Grazie alla grammatica siamo in grado di costruire frasi corrette e comprensibili. Errori come “Se io avrei tempo”, “Spero che viene”, “L’importante è che hai superato l’esame” non sono errori ortografici, ma grammaticali, perché riguardano l’uso scorretto dei modi e dei tempi verbali.
Un testo, pertanto, può essere ortograficamente corretto ma grammaticalmente scorretto.
Allo stesso modo, una frase può essere grammaticalmente impeccabile ma contenere errori ortografici. E viceversa.
Un’ulteriore distinzione riguarda i cosiddetti refusi. Gli errori di digitazione sono spesso causati dalla fretta o da una pressione errata dei tasti durante la battitura. Parliamo di lettere invertite, parole incomplete o caratteri digitati accidentalmente.
Se scriviamo “probelma” invece di “problema” non stiamo necessariamente dimostrando di ignorare la regola ortografica: potremmo aver commesso un errore meccanico. Un errore occasionale può quindi essere considerato un refuso.
Se invece la stessa grafia errata compare sistematicamente all’interno di uno o più testi, è probabile che alla base vi sia una reale lacuna ortografica.
Tra gli errori più frequenti troviamo l’uso scorretto della d eufonica. Si tratta della consonante “d” aggiunta alle preposizioni e alle congiunzioni “a” ed “e” per facilitare il passaggio fonetico tra due vocali uguali.
La regola generale prevede che la d eufonica venga utilizzata quando la parola successiva inizia con la stessa vocale con cui termina quella precedente.
Per esempio:
In tutti gli altri casi il suo utilizzo è generalmente sconsigliato. L’abuso della d eufonica può appesantire inutilmente la lettura e conferire al testo un tono artificioso.
Esistono, però, delle eccezioni alla regola, sequenze fisse ormai consolidate dall’uso come tu/ lui/lei ed io, ad esempio, ad eccezione, fino ad ora, dare ad intendere.
Le forme con la d eufonica vanno evitate anche in altri casi.
Prima di un inciso:
Quando la presenza nella parola successiva di altre t e d renderebbe l’aggiunta della d non eufonica, ma cacofonica:
Perché ricordiamo che eufonico deriva da eufonia e significa “che dà buon suono”.

Significato della parola "eufonico". Fonte: treccani.it
Se esiste un vero e proprio “nemico pubblico numero uno” dell’ortografia italiana, questo è probabilmente l’apostrofo. L’apostrofo può segnalare due fenomeni diversi: l’elisione e il troncamento. Vediamo in che cosa consistono.
L’elisione consiste nella caduta della vocale finale di una parola davanti a un’altra parola che inizia a sua volta per vocale. In questi casi l’apostrofo è obbligatorio.
Alcuni esempi:
Occorre però fare attenzione agli articoli indeterminativi maschili.
Si scrive:
L’apostrofo con l’articolo indeterminativo un si utilizza soltanto davanti ai sostantivi femminili.
Diverso è il caso del troncamento, che consiste nella caduta di una sillaba finale. L’esempio più noto è sicuramente:
La forma corretta è infatti un po’, perché deriva dal troncamento della parola poco. L’apostrofo sostituisce la sillaba finale -co. Di conseguenza sono errate le grafie:
Un’altra categoria che genera spesso dubbi riguarda alcune forme imperative.
Le grafie corrette sono:
Occorre non confonderle con:
Per esempio:
Tra gli errori più diffusi figura anche la grafia qual’è.
La forma corretta è invece:
La spiegazione è semplice: qual deriva da un troncamento e non da un’elisione. Per questo motivo non richiede l’apostrofo. Lo stesso principio vale per parole come:
Di conseguenza scriveremo sempre:
e mai:
Anche gli accenti rappresentano una delle principali fonti di errore nella scrittura italiana.
Molto spesso vengono omessi, utilizzati in modo scorretto oppure sostituiti dall’apostrofo.
Per evitare errori è utile ricordare alcune regole fondamentali.
L’accento può essere:
à, è, ì, ò, ù);é).Sulle vocali (a; i; o; u) quando si trovano in fine di parola l’accento è sempre grave.
Per esempio:
La vocale e merita un discorso a parte.
In fine di parola l’accento è acuto nella congiunzione causale ché e in tutti i suoi composti:
Di conseguenza la grafia corretta è:
Mentre è errato scrivere:
L’accento viene utilizzato anche per distinguere alcuni monosillabi dai rispettivi omografi.
Tra i casi principali troviamo:
Esempi:
Una delle confusioni più comuni riguarda la differenza tra né e ne.
Si scrive:
ma:
Nel primo caso abbiamo una congiunzione negativa e l’accento è obbligatorio. Nel secondo caso si tratta di una particella pronominale e l’accento non va utilizzato.
Per quanto riguarda sé, è utile ricordare che quando compare da solo richiede sempre l’accento.
Per esempio:
Nelle espressioni:
l’accento è generalmente considerato facoltativo.
Una volta scelta una forma, tuttavia, è consigliabile mantenerla uniforme all’interno del testo.
Un errore diffusissimo consiste nel sostituire l’accento con l’apostrofo nelle lettere maiuscole.
Per esempio:
La grafia corretta è invece:
L’accento non va mai sostituito dall’apostrofo, nemmeno nelle maiuscole.
Chi utilizza programmi di videoscrittura (Word, OpenOffice) può inserire facilmente la lettera accentata attraverso i caratteri speciali oppure mediante le scorciatoie da tastiera.
In alcuni casi l’accento non è obbligatorio, ma aiuta a evitare ambiguità.
Per esempio:
Oppure:
L’assenza dell’accento non costituisce un vero errore, ma può rendere meno immediata la comprensione del testo.
Esistono infine due monosillabi che spesso vengono accentati erroneamente:
Entrambi si scrivono senza accento.
Molti errori ortografici nascono dalla confusione tra parole che si scrivono in modo simile ma posseggono significati completamente diversi.
In altri casi il problema riguarda la presenza o l’assenza di consonanti doppie.
Vediamo gli esempi più frequenti.
Si scrive “aldilà” quando ci si riferisce all’oltretomba.
Per esempio:
Si scrive invece “al di là” quando si indica qualcosa che si trova oltre un limite.
Per esempio:
La forma “infondo” corrisponde alla prima persona singolare del verbo infondere.
Per esempio:
La locuzione corretta nella maggior parte dei casi è invece “in fondo”.
Per esempio:
Si tratta di una delle confusioni più diffuse.
Quando vogliamo dire che qualcosa è in ordine o va bene, dobbiamo scrivere “tutto a posto”.
Per esempio:
La forma “apposto” è invece il participio passato del verbo apporre.
Per esempio:
La locuzione corretta è “a volte”.
Per esempio:
La parola “avvolte” corrisponde invece al participio passato del verbo avvolgere.
Per esempio:
Anche in questo caso il significato cambia completamente.
Il verbo “centrare” significa colpire un bersaglio.
Per esempio:
L’espressione “c’entra” significa invece avere attinenza con qualcosa.
Per esempio:
Ci sono altre grafie errate molto diffuse come:
Particolarmente frequente è anche:
al posto dell’unica forma corretta:
Uno degli errori ortografici meno immediati riguarda la formazione di alcuni plurali, in particolare nei gruppi -cia / -gia.
La regola generale prevede che la -i si mantenga o si perda a seconda della lettera che precede il gruppo -cia / -gia.
Questa distinzione aiuta a evitare errori molto frequenti nella scrittura quotidiana.
I punti di sospensione servono a rendere per iscritto un’esitazione tipica della lingua parlata o ad alludere a qualcosa di sottinteso, di non detto.
L’errore nel caso dei punti di sospensione è duplice: ortografico e di funzione. Non sono quattro, cinque né infiniti: sono esclusivamente tre. Non ha senso spargerli ovunque: creano una pausa, e un testo pieno di punti di sospensione è come un discorso che si interrompe di continuo.
Come abbiamo visto, gli errori ortografici possono derivare da scarsa conoscenza delle regole, fretta o distrazione. Per questo la revisione, fase fondamentale del processo di scrittura, è da considerarsi indispensabile prima della pubblicazione di qualsiasi testo.
Ecco una lista di strumenti utili nella fase di revisione:

Sala Villa medicea, Accademia della Crusca. Foto di George Tatge. Fonte: accademiadellacrusca.it
Questi strumenti hanno però un limite: i vantaggi che ne trai dipendono dal tuo livello di conoscenza della lingua e di consapevolezza dei tuoi limiti. E anche quando le regole le conosci bene, resta un ostacolo più insidioso.
Te ne parlo nell’ultimo paragrafo di quest’articolo. Prima, però, voglio proporti un test: ti lascio qui di seguito un testo con errori ortografici da correggere.
Ieri ho incontrato Maria e le ho detto che sarei partito per un pò di giorni. Lei mi ha risposto: “qual’è il motivo del viaggio?”. Le ho spiegato che avevo bisogno di riposarmi perchè negli ultimi mesi avevo lavorato troppo. Avvolte mi capita di scrivere in fretta e fare errori, ma questa volta era tutto apposto. Ero felice ed entusiasta. Infondo pensavo che quel viaggio centrasse perfettamente con i miei progetti.
Quanti ne hai trovati? Scrivilo nei commenti: ti dirò quanti sono e quali.
Se ne hai lasciato passare qualcuno, non preoccuparti: succede a tutti. È l’ostacolo di cui ti parlavo: chi scrive tende a non vedere i propri errori, perché legge ciò che intendeva scrivere, non ciò che è scritto.
Come assicurarsi, allora, che un testo sia corretto e privo di errori?
La risposta è un controllo esterno. Un correttore di bozze individua refusi, incoerenze, errori ortografici e imprecisioni che spesso sfuggono all’autore.
Se hai un testo da pubblicare, scopri di più sul mio servizio di correzione di bozze oppure scrivimi per un preventivo. Revisionerò con cura il tuo testo affinché sia chiaro, corretto e privo di refusi.