Errori ortografici: quali sono i più frequenti e come evitarli

Anna Venditto | Settembre 24, 2026 |  | 
Tempo di lettura: 12 minuti

Secondo un’indagine condotta da Libreriamo nel 2025, il 68% degli italiani (7 su 10) si troverebbe in difficoltà davanti a un test di grammatica italiana. Tra gli errori ortografici più frequenti in italiano figurano quelli relativi ad apostrofi, accenti e all’uso della d eufonica. Proprio da questo errore frequente nasce il logo e il nome del mio blog.

Ne Scritti sui banchi. L’italiano a scuola tra alunni e insegnanti, Luca Serianni ci ricorda che l’ortografia «pur non rappresentando una delle abilità linguistiche fondamentali, espone chi non la domina a una forte sanzione sociale».

Questo accade perché nell’immaginario collettivo chi fa errori di ortografia, non sa scrivere. In realtà, conoscere l’ortografia non significa avere padronanza della grammatica italiana tutta, ma solo di una parte di essa. Nonostante ciò, è doveroso ammettere che gli errori di ortografia comunicano a chi ci legge distrazione o scarsa conoscenza della lingua italiana.

Può capitare a chiunque di commettere errori di battitura. Prima di pubblicare questo articolo, l’ho riletto diverse volte. Semmai dovessi trovare qualche refuso, ti invito a segnarlarmelo.

Ma un conto è beccare un refuso, diverso è ritrovarsi davanti a un testo disseminato di errori ortografici e grammaticali.

Poco importa se scrivere è il tuo mestiere o lo fai per diletto: il modo in cui scrivi parla di te.

In questo articolo vedremo le differenze tra ortografia e grammatica, analizzeremo gli errori ortografici più frequenti della lingua italiana e scopriremo alcuni strumenti utili per migliorare la qualità della scrittura.

Alla fine troverai anche un piccolo gioco per mettere alla prova le tue conoscenze.


Differenza tra errori ortografici e grammaticali

Prima di analizzare gli errori più frequenti, è utile chiarire una distinzione che spesso genera confusione: quella tra ortografia e grammatica. Molte persone tendono infatti a utilizzare i due termini come sinonimi, ma in realtà indicano aspetti diversi della lingua.

L’ortografia è l’insieme delle convenzioni che regolano la forma scritta della lingua. Rientrano nell’ortografia le regole che disciplinano:

  • l’uso corretto degli accenti;
  • l’uso dell’apostrofo;
  • le consonanti doppie;
  • le lettere maiuscole;
  • la divisione delle parole;
  • alcuni aspetti della punteggiatura;
  • la corretta rappresentazione grafica dei suoni.

In altre parole, l’ortografia riguarda il modo in cui le parole vengono scritte. Scrivere qual'è invece di qual è, un pò invece di un po’ oppure sopratutto invece di soprattutto significa commettere errori ortografici.

La grammatica rappresenta invece l’insieme delle regole che disciplinano il funzionamento della lingua. Comprende la morfologia, la sintassi e le relazioni che esistono tra le parole all’interno della frase. Grazie alla grammatica siamo in grado di costruire frasi corrette e comprensibili. Errori come “Se io avrei tempo”, “Spero che viene”, “L’importante è che hai superato l’esame” non sono errori ortografici, ma grammaticali, perché riguardano l’uso scorretto dei modi e dei tempi verbali.

Un testo, pertanto, può essere ortograficamente corretto ma grammaticalmente scorretto.

Allo stesso modo, una frase può essere grammaticalmente impeccabile ma contenere errori ortografici. E viceversa.


Refusi ed errori ortografici

Un’ulteriore distinzione riguarda i cosiddetti refusi. Gli errori di digitazione sono spesso causati dalla fretta o da una pressione errata dei tasti durante la battitura. Parliamo di lettere invertite, parole incomplete o caratteri digitati accidentalmente.

Se scriviamo “probelma” invece di “problema” non stiamo necessariamente dimostrando di ignorare la regola ortografica: potremmo aver commesso un errore meccanico. Un errore occasionale può quindi essere considerato un refuso.

Se invece la stessa grafia errata compare sistematicamente all’interno di uno o più testi, è probabile che alla base vi sia una reale lacuna ortografica.


D eufonica

Tra gli errori più frequenti troviamo l’uso scorretto della d eufonica. Si tratta della consonante “d” aggiunta alle preposizioni e alle congiunzioni “a” ed “e” per facilitare il passaggio fonetico tra due vocali uguali.

La regola generale prevede che la d eufonica venga utilizzata quando la parola successiva inizia con la stessa vocale con cui termina quella precedente.

Per esempio:

  • Vado ad Amburgo.
  • Era felice ed entusiasta.

In tutti gli altri casi il suo utilizzo è generalmente sconsigliato. L’abuso della d eufonica può appesantire inutilmente la lettura e conferire al testo un tono artificioso.

Esistono, però, delle eccezioni alla regola, sequenze fisse ormai consolidate dall’uso come tu/ lui/lei ed io, ad esempio, ad eccezione, fino ad ora, dare ad intendere.

Le forme con la d eufonica vanno evitate anche in altri casi.

Prima di un inciso:

  • E, ogni volta che arriva, è sempre la stessa storia.

Quando la presenza nella parola successiva di altre t e d renderebbe l’aggiunta della d non eufonica, ma cacofonica:

  • Comunicazione e editoria (non comunicazione ed editoria).

Perché ricordiamo che eufonico deriva da eufonia e significa “che dà buon suono”.

Errori ortografici, quali sono: dettaglio significato eufonico. Approfondimento dell'uso della d eufonica.

Significato della parola "eufonico". Fonte: treccani.it

Apostrofo

Se esiste un vero e proprio “nemico pubblico numero uno” dell’ortografia italiana, questo è probabilmente l’apostrofo. L’apostrofo può segnalare due fenomeni diversi: l’elisione e il troncamento. Vediamo in che cosa consistono.

Elisione

L’elisione consiste nella caduta della vocale finale di una parola davanti a un’altra parola che inizia a sua volta per vocale. In questi casi l’apostrofo è obbligatorio.

Alcuni esempi:

  • un’amica;
  • l’amore;
  • l’albero;
  • l’automobile.

Occorre però fare attenzione agli articoli indeterminativi maschili.

Si scrive:

  • un amico (non un’amico);
  • un amore (non un’amore);
  • un albero (non un’albero).

L’apostrofo con l’articolo indeterminativo un si utilizza soltanto davanti ai sostantivi femminili.

Troncamento

Diverso è il caso del troncamento, che consiste nella caduta di una sillaba finale. L’esempio più noto è sicuramente:

  • un po’.

La forma corretta è infatti un po’, perché deriva dal troncamento della parola poco. L’apostrofo sostituisce la sillaba finale -co. Di conseguenza sono errate le grafie:

  • un pò;
  • un po.

Gli imperativi con apostrofo

Un’altra categoria che genera spesso dubbi riguarda alcune forme imperative.

Le grafie corrette sono:

  • di’;
  • da’;
  • fa’;
  • sta’;
  • va’.

Occorre non confonderle con:

  • dà (terza persona singolare del verbo dare);
  • dì (giorno).

Per esempio:

  • Da’ retta a tua madre. / Marco dà sempre una mano a tutti.
  • Di’ la verità. / L’antibiotico va preso una volta al dì.

Qual è o qual’è?

Tra gli errori più diffusi figura anche la grafia qual’è.

La forma corretta è invece:

  • qual è.

La spiegazione è semplice: qual deriva da un troncamento e non da un’elisione. Per questo motivo non richiede l’apostrofo. Lo stesso principio vale per parole come:

  • tal;
  • qual.

Di conseguenza scriveremo sempre:

  • Qual è il problema?

e mai:

  • Qual’è il problema?

Accento

Anche gli accenti rappresentano una delle principali fonti di errore nella scrittura italiana.

Molto spesso vengono omessi, utilizzati in modo scorretto oppure sostituiti dall’apostrofo.

Per evitare errori è utile ricordare alcune regole fondamentali.

Accento grave e accento acuto

L’accento può essere:

  • grave (à, è, ì, ò, ù);
  • acuto (é).

Sulle vocali (a; i; o; u) quando si trovano in fine di parola l’accento è sempre grave.

Per esempio:

  • città;
  • martedì;
  • falò;
  • laggiù.

La vocale e merita un discorso a parte.

In fine di parola l’accento è acuto nella congiunzione causale ché e in tutti i suoi composti:

  • perché;
  • affinché;
  • poiché;
  • cosicché;
  • giacché.

Di conseguenza la grafia corretta è:

  • perché.

Mentre è errato scrivere:

  • perchè.

I monosillabi che richiedono l’accento

L’accento viene utilizzato anche per distinguere alcuni monosillabi dai rispettivi omografi.

Tra i casi principali troviamo:

  • dà (verbo dare);
  • dì (giorno);
  • là (avverbio di luogo);
  • sì (avverbio affermativo);
  • né;
  • sé.

Esempi:

  • Luca non è né carne né pesce.
  • Sì, verrò alla riunione.
  • Il libro è là sul tavolo.

Né e ne

Una delle confusioni più comuni riguarda la differenza tra né e ne.

Si scrive:

  • Né questo né quello.

ma:

  • Non voglio che se ne parli.
  • Ne discuteremo domani.

Nel primo caso abbiamo una congiunzione negativa e l’accento è obbligatorio. Nel secondo caso si tratta di una particella pronominale e l’accento non va utilizzato.

Sé, se stesso e sé stesso

Per quanto riguarda sé, è utile ricordare che quando compare da solo richiede sempre l’accento.

Per esempio:

  • Pensa solo a sé.

Nelle espressioni:

  • se stesso / sé stesso;
  • se medesimo /sé medesimo;

l’accento è generalmente considerato facoltativo.

Una volta scelta una forma, tuttavia, è consigliabile mantenerla uniforme all’interno del testo.

Le maiuscole accentate

Un errore diffusissimo consiste nel sostituire l’accento con l’apostrofo nelle lettere maiuscole.

Per esempio:

  • E' arrivato.

La grafia corretta è invece:

  • È arrivato.

L’accento non va mai sostituito dall’apostrofo, nemmeno nelle maiuscole.

Chi utilizza programmi di videoscrittura (Word, OpenOffice) può inserire facilmente la lettera accentata attraverso i caratteri speciali oppure mediante le scorciatoie da tastiera.

Accenti facoltativi ma consigliati

In alcuni casi l’accento non è obbligatorio, ma aiuta a evitare ambiguità.

Per esempio:

  • àncora (strumento nautico);
  • ancora (avverbio).

Oppure:

  • subìto;
  • subito.

L’assenza dell’accento non costituisce un vero errore, ma può rendere meno immediata la comprensione del testo.

Le eccezioni da ricordare

Esistono infine due monosillabi che spesso vengono accentati erroneamente:

  • do;
  • su.

Entrambi si scrivono senza accento.

Grafie errate e doppie

Molti errori ortografici nascono dalla confusione tra parole che si scrivono in modo simile ma posseggono significati completamente diversi.

In altri casi il problema riguarda la presenza o l’assenza di consonanti doppie.

Vediamo gli esempi più frequenti.

Aldilà o al di là?

Si scrive “aldilà” quando ci si riferisce all’oltretomba.

Per esempio:

  • L’aldilà è un mistero per tutti.

Si scrive invece “al di là” quando si indica qualcosa che si trova oltre un limite.

Per esempio:

  • Non è consentito passare al di là del fossato.

Infondo o in fondo?

La forma “infondo” corrisponde alla prima persona singolare del verbo infondere.

Per esempio:

  • Infondo fiducia nei miei studenti.

La locuzione corretta nella maggior parte dei casi è invece “in fondo”.

Per esempio:

  • In fondo, quel libro mi è piaciuto.

Apposto o a posto?

Si tratta di una delle confusioni più diffuse.

Quando vogliamo dire che qualcosa è in ordine o va bene, dobbiamo scrivere “tutto a posto”.

Per esempio:

  • Tranquillo, è tutto a posto.

La forma “apposto” è invece il participio passato del verbo apporre.

Per esempio:

  • Il francobollo è stato apposto sulla busta.

Avvolte o a volte?

La locuzione corretta è “a volte”.

Per esempio:

  • A volte mi sento solo.

La parola “avvolte” corrisponde invece al participio passato del verbo avvolgere.

Per esempio:

  • Le tende sono state avvolte.

Centra o c’entra?

Anche in questo caso il significato cambia completamente.

Il verbo “centrare” significa colpire un bersaglio.

Per esempio:

  • Luca centra sempre il bersaglio.

L’espressione “c’entra” significa invece avere attinenza con qualcosa.

Per esempio:

  • Questo argomento non c’entra nulla.

Le doppie e altri errori ricorrenti

Ci sono altre grafie errate molto diffuse come:

  • propio invece di proprio;
  • pultroppo invece di purtroppo;
  • salciccia invece di salsiccia;
  • cortello invece di coltello;
  • sopratutto invece di soprattutto (forma corretta; anche se la prima è talmente diffusa che alcuni dizionari l’hanno inclusa tra le forme usate nel linguaggio informale);
  • accellerare invece di accelerare;
  • acchitto invece di acchito;
  • colluttorio invece di collutorio;
  • esterefatto invece di esterrefatto.

Particolarmente frequente è anche:

  • c’è ne;
  • c’è né;

al posto dell’unica forma corretta:

  • ce n’è.

Plurali con la -i o senza la -i

Uno degli errori ortografici meno immediati riguarda la formazione di alcuni plurali, in particolare nei gruppi -cia / -gia.

Ciliegie o ciliege?

La regola generale prevede che la -i si mantenga o si perda a seconda della lettera che precede il gruppo -cia / -gia.

  • la -i si mantiene quando c e g sono precedute da vocale:
    • ciliegia → ciliegie
    • camicia → camicie
  • la -i si perde quando c e g sono precedute da consonante:
    • arancia → arance
    • frangia → frange

Questa distinzione aiuta a evitare errori molto frequenti nella scrittura quotidiana.

Punti di sospensione

I punti di sospensione servono a rendere per iscritto un’esitazione tipica della lingua parlata o ad alludere a qualcosa di sottinteso, di non detto.

L’errore nel caso dei punti di sospensione è duplice: ortografico e di funzione. Non sono quattro, cinque né infiniti: sono esclusivamente tre. Non ha senso spargerli ovunque: creano una pausa, e un testo pieno di punti di sospensione è come un discorso che si interrompe di continuo.

Controllo errori ortografici: strumenti utili

Come abbiamo visto, gli errori ortografici possono derivare da scarsa conoscenza delle regole, fretta o distrazione. Per questo la revisione, fase fondamentale del processo di scrittura, è da considerarsi indispensabile prima della pubblicazione di qualsiasi testo.

Ecco una lista di strumenti utili nella fase di revisione:

  • Checklist di controllo. Crea una checklist personale incentrata sui tuoi errori più frequenti e tic linguistici. Tutti ne abbiamo.
  • Dizionari. Treccani, De Mauro, Devoto-Oli sono solo alcuni dei dizionari della lingua italiana più affidabili e autorevoli. I primi due sono gratuiti e accessibili online.
  • Portali di consulenza linguistica. Primo fra tutti, Accademia della Crusca. Nella sezione “consulenza linguistica” puoi trovare le risposte ai quesiti più frequenti sulla lingua italiana e porne di nuovi compilando il form presente alla voce “poni un quesito”.
  • Testi di grammatica. È sempre consigliabile avere una grammatica in scaffale. Se non hai già un testo di riferimento, puoi cercare tra le pubblicazioni del professor Luca Serianni, tra i più autorevoli studiosi della lingua italiana.
  • Correttore automatico. Non fa il lavoro al posto tuo e non è preciso al 100%, ma se il correttore automatico di Word o di Google Docs ti segnala una parola (ti appare sottolineata con un tratto ondulato e rosso) è possibile che ci sia un errore.
  • Il dubbio. Il tuo cervello è lo strumento più potente di tutti: se una parola genera incertezza, è sempre meglio verificarla. Ogni piccolo dubbio merita di essere fugato.
Foto Accademia della Crusca, portale utile per evitare gli errori ortografici.

Sala Villa medicea, Accademia della Crusca. Foto di George Tatge. Fonte: accademiadellacrusca.it

Questi strumenti hanno però un limite: i vantaggi che ne trai dipendono dal tuo livello di conoscenza della lingua e di consapevolezza dei tuoi limiti. E anche quando le regole le conosci bene, resta un ostacolo più insidioso.

Te ne parlo nell’ultimo paragrafo di quest’articolo. Prima, però, voglio proporti un test: ti lascio qui di seguito un testo con errori ortografici da correggere.

Testo con errori ortografici da correggere

Trova gli errori

Ieri ho incontrato Maria e le ho detto che sarei partito per un pò di giorni. Lei mi ha risposto: “qual’è il motivo del viaggio?”. Le ho spiegato che avevo bisogno di riposarmi perchè negli ultimi mesi avevo lavorato troppo. Avvolte mi capita di scrivere in fretta e fare errori, ma questa volta era tutto apposto. Ero felice ed entusiasta. Infondo pensavo che quel viaggio centrasse perfettamente con i miei progetti.

Quanti ne hai trovati? Scrivilo nei commenti: ti dirò quanti sono e quali.

Conclusione

Se ne hai lasciato passare qualcuno, non preoccuparti: succede a tutti. È l’ostacolo di cui ti parlavo: chi scrive tende a non vedere i propri errori, perché legge ciò che intendeva scrivere, non ciò che è scritto.

Come assicurarsi, allora, che un testo sia corretto e privo di errori?

La risposta è un controllo esterno. Un correttore di bozze individua refusi, incoerenze, errori ortografici e imprecisioni che spesso sfuggono all’autore.

Se hai un testo da pubblicare, scopri di più sul mio servizio di correzione di bozze oppure scrivimi per un preventivo. Revisionerò con cura il tuo testo affinché sia chiaro, corretto e privo di refusi.

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Autore
Sono un editor, correttore di bozze e content writer freelance. Leggo, scrivo, revisiono, scelgo le parole con cura.
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