Esattezza secondo Italo Calvino: cos’è e come allenarla nella scrittura

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Anna Venditto | Ottobre 1, 2026 |  | 
Tempo di lettura: 9 minuti

Hai finito di scrivere il tuo testo, lo rileggi e qualcosa non torna. La grammatica è a posto, l’ortografia pure, eppure la pagina non brilla. La verità è che scrivere non significa soltanto mettere in fila concetti comprensibili, ma trovare l’intersezione esatta tra il pensiero e la sua forma verbale.

Ogni scrittore conosce questa difficoltà: scegliere, tra le parole possibili, quella che dice davvero ciò che intende.

Italo Calvino ne ha fatto uno dei valori da consegnare al nuovo millennio nelle Lezioni americane.

Nella sua definizione di esattezza Calvino tiene insieme più dimensioni, dalla struttura del testo al linguaggio. In questo articolo vediamo che cosa significa “esattezza” in ambito semantico, perché fa la differenza in un testo e come allenarla con qualche esercizio pratico. Infine, vedremo qual è l’intervento editoriale che si occupa proprio di questo.

L’esattezza secondo Italo Calvino

Il 6 giugno 1984 Calvino fu ufficialmente invitato dall’Università di Harvard a tenere un ciclo di sei conferenze – le Charles Eliot Norton Poetry Lectures – che hanno luogo nel corso di un anno accademico (per Calvino sarebbe stato l’anno 1985-1986).

Le Norton Lectures presero inizio nel 1926 e sono state affidate nel tempo a personalità come T.S. Eliot, Jorge Luis Borges, Octavio Paz. Era la prima volta che venivano proposte a uno scrittore italiano.

Il termine «Poetry» significa in questo caso ogni forma di comunicazione poetica sia essa letteraria, musicale o figurativa. La scelta del tema è libera. Dal momento in cui definì il tema da trattare, Calvino dedicò quasi tutto il suo tempo alla preparazione delle conferenze.

Colpito da un ictus, Calvino morì nel settembre del 1985.

La prima edizione di Lezioni americane – titolo scelto dalla moglie Esther – uscì postuma nel maggio del 1988, con le cinque conferenze che Calvino aveva completato (Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità).

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Alla fine della lezione dedicata alla “Rapidità”, Calvino anticipa in parte il tema successivo, l’esattezza:

«Come per il poeta in versi così per lo scrittore in prosa, la riuscita sta nella felicità dell’espressione verbale, che in qualche caso potrà realizzarsi per folgorazione improvvisa, ma che di regola vuol dire una paziente ricerca del mot juste, della frase in cui ogni parola è insostituibile, dell’accostamento di suoni e di concetti più efficace e denso di significato. Sono convinto che scrivere prosa non dovrebbe essere diverso dallo scrivere poesia; in entrambi i casi è ricerca di un’espressione necessaria, unica, densa, concisa, memorabile.»

Con queste poche parole, Calvino ci lascia una grande lezione di scrittura. La ricerca di un’espressione necessaria: ci sta dicendo “se non serve non dirlo”. Unica, densa, concisa: se scegli la parola migliore per definire quel concetto, non ne serviranno altre per farti comprendere. Memorabile: se avrai fatto tutto quanto detto in precedenza, ciò che avrai scritto rimarrà nella mente dei lettori.

Nella sezione “Esattezza” prosegue definendo il suo tema:

«Esattezza vuol dire per me soprattutto tre cose:

1) un disegno dell’opera ben definito e ben calcolato;

2) l’evocazione d’immagini visuali nitide, incisive, memorabili; in italiano abbiamo un aggettivo che non esiste in inglese, “icastico”[...];

3) un linguaggio il più preciso possibile come lessico e come resa delle sfumature del pensiero e dell’immaginazione.»

Più avanti aggiunge:

«[…] mi sembra che il linguaggio venga sempre usato in modo approssimativo, casuale, sbadato, e ne provo un fastidio intollerabile. Non si creda che questa mia reazione corrisponda a un’intolleranza per il prossimo: il fastidio peggiore lo provo sentendo parlare me stesso. Per questo cerco di parlare il meno possibile, e se preferisco scrivere è perché scrivendo posso correggere ogni frase tante volte quanto è necessario per arrivare non dico a essere soddisfatto delle mie parole, ma almeno a eliminare le ragioni d’insoddisfazione di cui posso rendermi conto.»

Per Calvino la precisione non è pedanteria: è una forma di rispetto per ciò che si vuole comunicare e per chi legge.

Che cos’è l’esattezza semantica

In senso generale, essere esatti significa aderire con precisione a ciò che si vuole esprimere, senza approssimazioni.

Una parola, un’espressione o una frase sono semanticamente esatte quando restituiscono nel modo più preciso possibile l’idea che l’autore ha in mente.

Pensiamo a verbi come guardare, osservare, fissare, contemplare o spiare.

Guardare è l’atto generico. Osservare implica attenzione e studio analitico. Fissare sottintende intensità, insistenza o immobilità dello sguardo. Contemplare racchiude un misto di ammirazione e stupore. Spiare suggerisce circospezione e segretezza.

Questi verbi condividono un’area di significato, ma indicano azioni diverse. La scelta dipende da ciò che il personaggio sta facendo e dall’effetto che vogliamo ottenere.

L’esattezza semantica consiste proprio nel non accontentarsi di una parola abbastanza vicina quando ne esiste una capace di rappresentare meglio il significato.

Perché l’esattezza è importante in un testo

Una parola generica qua, un verbo debole là, e il testo perde nitidezza senza che sia possibile indicare un errore vero e proprio.

Una storia solida può risultare opaca se le parole non sono all’altezza di ciò che raccontano, e chi valuta un testo (un editor, un agente, una casa editrice) coglie subito la differenza tra una pagina scritta con cura e una scritta in modo approssimativo.

Quando un testo zoppica sul piano semantico, il lettore lo avverte anche se non sa spiegare a livello tecnico cosa c’è che non va.

Nello specifico, l’esattezza dà al testo chiarezza, credibilità e ritmo.

  • Chiarezza: quando si sceglie un termine preciso, il lettore non deve indovinare cosa l’autore ha voluto dire, perché la parola scelta illumina istantaneamente il concetto.
  • Credibilità: la precisione genera autorevolezza. Chi usa le parole con rigore dimostra di dominare la materia trattata, che si tratti di narrativa o di saggistica.
  • Ritmo: la scelta lessicale incide anche sul ritmo. Un verbo preciso può sostituire una perifrasi e rendere la frase più asciutta; in altri casi, una parola specifica può rallentare la lettura nel punto giusto, dando peso a un’immagine.

L’obiettivo, quindi, è fare in modo che ogni parola abbia una ragione per essere lì dov’è.

3 esercizi di scrittura per allenare l’esattezza

Raggiungere l’esattezza richiede metodo, una buona dose di scetticismo verso i nostri stessi automatismi di scrittura e tanto esercizio.

Supponiamo di voler sostituire dire. Un elenco di sinonimi potrebbe proporre affermare, dichiarare, osservare, replicare, sussurrare, proclamare e molti altri.

Ma queste parole non sono intercambiabili.

Affermare suggerisce una presa di posizione; replicare implica una risposta; sussurrare specifica il modo in cui qualcosa viene detto; proclamare introduce un tono solenne o pubblico.

Per questo, prima di scegliere un’alternativa, leggi la definizione e verifica gli esempi d’uso. Considera anche il registro, le collocazioni abituali e le sfumature.

Il criterio non dovrebbe essere “qual è il sinonimo che mi piace di più?”, ma “quale parola descrive con maggiore precisione ciò che sta accadendo?”.

Ecco tre esercizi da fare per allenare l’esattezza:

1) Sostituisci le parole passe-partout, ovvero verbi e sostantivi generici.

Verbi come fare, mettere, avere, dire e sostantivi come cosa funzionano quasi ovunque e proprio per questo dicono poco. Quando li incontri nel tuo testo, chiediti che cosa succede davvero: non “fa un discorso” ma pronuncia, improvvisa, recita un discorso; non “mette un quadro alla parete” ma appende, appoggia, inchioda.

L’esattezza riguarda il lessico ma anche il fraseggio: guarda alle frasi nella loro interezza.

2) Cambia registro.

Riscrivi la stessa frase in una versione più formale e in una più colloquiale, senza alterarne il significato.

3) Asciuga un paragrafo.

Scegli un paragrafo di 100-150 parole e prova a ridurlo del 20-30%, senza perdere informazioni. Elimina ripetizioni, perifrasi e parole che non aggiungono significato. Poi rileggi la versione breve e chiediti se qualche eliminazione ha impoverito una sfumatura importante.

Per rendere l’esercizio ancora più utile, puoi conservare entrambe le versioni e confrontarle dopo qualche giorno. La distanza aiuta a individuare ciò che durante la revisione immediata tende a sfuggire.

Come lavora un editor sull’esattezza semantica: esempi

Una delle sfide più grandi per chi scrive è trovare le parole giuste: sceglierle con la precisione di un chirurgo. Tra gli errori più frequenti degli scrittori esordienti vi è proprio la mancanza di esattezza semantica: questo accade perché gli autori non sono consapevoli del perché abbiano scelto una parola piuttosto che un’altra. Il compito dell’editor è quello di analizzare queste scelte, interrogarsi sulle alternative possibili e includere l’autore in questo processo di revisione.

Vediamo degli esempi ispirati a casi reali:

“Ero nervoso, preso da una rabbia invisibile, che nessuno poteva vedere.”

Ora, tralasciando la ripetizione (invisibile significa già che nessuno può vederla), voglio concentrarmi su nervosismo e rabbia.

Il nervosismo è uno stato di agitazione e tensione. È spesso legato all’ansia, all’incertezza (ad esempio, sono nervosa prima di un esame, ma non necessariamente sono arrabbiata con qualcuno).

La rabbia è un’emozione intensa e reattiva. Nasce solitamente da un senso di ingiustizia, dalla frustrazione di un bisogno, e può esplodere in azioni o parole incontrollate. La rabbia ha quasi sempre un “bersaglio” (una persona, una situazione o se stessi).

In questo caso, come revisionare la frase? L’autore dovrà chiarire intanto la natura delle sue emozioni e poi scegliere la parola più giusta per dare sostanza a quel concetto: nervosismo, rabbia, risentimento, livore, astio, rancore.

Non è solo una questione di lessico approssimativo. Talvolta la parola scelta è quella giusta, ma viene usata in maniera impropria.

Faccio un altro esempio:

“[…] Avrei voluto vedere l’interno, ho un certo fascino per le chiese.”

Il termine “fascino” indica la capacità di attrarre: quindi è l’oggetto (la chiesa) che possiede il fascino, mentre il soggetto ne subisce l’effetto. Dire “ho un certo fascino” suggerisce che sia il soggetto a essere una persona affascinante. Opzioni alternative potrebbero essere: “le chiese esercitano un certo fascino su di me” o ancora “subisco il fascino delle chiese”.

L’editor si occupa di esattezza semantica durante la fase di microediting.

Esempio di editor al lavoro nella fase di microediting

Conclusione

In questo articolo abbiamo visto come l’esattezza semantica sia frutto di un’attenzione scrupolosa alle sfumature di significato. Questa precisione non limita l’immaginazione, al contrario può darle una forma più nitida.

L’esattezza si raggiunge attraverso un processo di ricerca e di riscrittura: è pertanto fondamentale mettere in discussione quanto si è scritto interrogandosi sulla validità delle scelte linguistiche.

Quel verbo è davvero quello che descrive l’azione? Quel sostantivo restituisce esattamente il concetto che voglio esprimere? Questa frase ha bisogno di tutte le parole che contiene? Sono domande semplici, ma proprio da questo tipo di attenzione nasce una prosa più precisa, leggibile e consapevole.

È qui che il lavoro di revisione assume un ruolo chiave. Un editor professionista può aiutarti a intervenire sul fraseggio e sulla scelta delle parole, rispettando la tua voce autoriale.

Se desideri lavorare sul tuo manoscritto con questo livello di attenzione, richiedi un microediting.



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Autore
Sono un editor, correttore di bozze e content writer freelance. Leggo, scrivo, revisiono, scelgo le parole con cura.
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